LE SERVE di Jean Genet

Con: ANNA BONAIUTO, MANUELA MANDRACCHIA, VANESSA GRAVINA
Regia: Giovanni Anfuso
Anno: 2016/2017
Scene: Alessandro Chiti
Costumi: Lucia Mariani
Musiche: Paolo Daniele
Autore delle foto: Tommaso Lepera

Teatro e società

in coproduzione con

Teatro Stabile Biondo di Palermo e Teatro Stabile di Catania

 

Le serve

di Jean Genet

con ANNA BONAIUTO, MANUELA MANDRACCHIA, VANESSA GRAVINA

regia  Giovanni Anfuso

scene Alessandro Chiti

costumi Lucia Mariani

musiche Paolo Daniele

 

Uno straordinario esempio di continuo ribaltamento fra essere e apparire, fra immaginario e realtà” con queste parole Jean-Paul Sartre descriveva Le serve (Les bonnes) di Jean Genet, una delle sue opere più famose. Genet con il suo teatro ha indubbiamente rivoluzionato la forma stessa della tragedia moderna. Scritto nel 1947 ed ispirato ad un evento di cronaca che impressionò enormemente l’opinione pubblica francese, Le serve è considerato uno dei suoi capolavori, una perfetta macchina teatrale in cui il gioco del teatro nel teatro è svelato per mettere a nudo, in modo straordinario, la menzogna della scena, con una struttura che scava nel profondo.

Claire e Solange, due serve smunte e androgine, vivono un rapporto di amore - odio con la loro padrona – la sontuosa Madame - che incarna tutti gli ideali perduti: eleganza, bellezza, successo. Loro, brutte e sempre più arcigne, ogni sera, quando la padrona non c’è, si ritrovano ad allestire un ossessivo teatrino, una doppia vita in cui, come bimbe perverse, giocano “a fare Madame”. A turno, vestono i suoi abiti, la imitano e, alla fine del rito, la uccidono. Ma ben presto finzione e realtà, nelle loro menti schizofreniche, si sovrappongono. Terrorizzate dall’idea che l’amante di Madame, da loro denunciato con delle lettere anonime, sarà presto rilasciato e che la verità sarà scoperta, tentano, come estrema soluzione, di avvelenare la padrona con una tazza di tisana che Madame, nella sua svagata disattenzione, non berrà. Sarà invece Claire, sempre più sprofondata nella doppiezza della sua vita, ad ingerire la bevanda avvelenata offertale dalla sorella carnefice. Claire e Solange, vittime di una ingordigia metafisica nei confronti di Madame, simbolo di un potere assoluto da abbattere, disgustoso ed affascinante al contempo. Claire e Solange incarnano alla perfezione un dualismo perpetuo, affondate o forse prigioniere nei ruoli violenti e speculari della “vittima” e del “carnefice”, della “criminale” e della “santa”. Facce di una stessa medaglia che coesistono in ciascuno di noi e che, spesso, si sovrappongono fino a confondersi.


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